Il mio viaggio con Tony – capitolo 5.

5. Il cambiamento può avvenire in un istante

Operare un cambiamento in un momento è possibile se abbiamo forza di volontà, se sappiamo come si fa e se abbiamo una strategia efficace.

Se desideriamo che un cambiamento sia duraturo dobbiamo “rinforzarlo” subito. E poi dobbiamo condizionarci ad un “successo” duraturo.

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Nessuno mai andrebbe in palestra una sola volta per perdere dieci chili giusto?

Ecco, la nostra mente va allenata, assieme alle emozioni ed al comportamento.

Cambiare subito è possibile, sono le nostre credenze a riguardo che affermano il contrario.

Proviamo amore ed odio all’idea di un cambiamento repentino.

“Se un problema può crearsi in un momento, anche la sua soluzione può avvenire all’istante”.

Il cambiamento, come ogni decisione che prendiamo, si associa ad una sensazione.

Il lavoro su queste sensazioni ci permetterà di effettuare cambiamenti più veloci.

Le sensazioni di piacere ci faranno percorrere più velocemente la strada.

“Vi siete mai scoperti a cominciare qualcosa e poi distruggerla? … è un caso in cui dolore e piacere si associano alla stessa situazione…”

L’autosabotaggio accade quando il cervello va in tilt quando riceve messaggi misti.

Per questo è molto importante sapere (o scegliere) se associare dolore o piacere ad una situazione. Solo così la padroneggeremo. Solo così cambieremo.
Considerazioni / Reazioni

Grazie Tony.

Il mio primo percorso “guidato” alla trasformazione fu con Julia Cameron: “La Via dell’Artista”. Questo libro è quasi un “must” per gli artisti. O almeno, per quelli che io incontrai nei primi anni qui a Roma. Ricordo che tutti questi uomini e donne di teatro erano affascinati ed allo stesso tempo terrorizzati dall’autosabotaggio. Guardavano a questo “mistero” come si guarda a un quadro di Turner, con attrazione ed inquietudine.

Amore e repulsione.

Il “perturbante” di Freud.

In questa lotta contro l’autosabotaggio era quasi un dovere leggere il libro della Cameron: ”fosse anche solo per guardarlo in faccia, Lui, il “nemico”!”. 

Così, io pure lo comprai.

Devo dire che mi aiutò moltissimo e che “da quel libro” nacque il mio secondo spettacolo teatrale.

Credetti di aver superato l’autosabotaggio con quella creazione. Una sorta di atto psicomagico a lunga durata.

…poi scoprii che anche per quello, per evitare l’autosabotaggio, ci vuole un lavoro costante.

Con gli anni però le cose sono decisamente migliorate (fosse anche solo perché ad ogni caduta ricordavo le 12 settimane con Julia ed all’impegno messo in quelle pagine, in quegli esercizi, in quell’atto di fede…). Chissà, forse se i miei desideri non fossero decisamente mutati in questi anni, anche solo quella di pratica avrebbe svoltato la mia vita… ma questa è un’altra storia.

Tornando all’ autosabotaggio, leggendo Tony ad un certo punto devono essermi venuti gli occhi a cuore. Come quando guardi con tenerezza quei cigni di spugna che si baciano sui letti matrimoniali di un hotel dove stai per trascorrere una notte d’amore con il tuo lui.

Cioè, lo sai che quelli sono due asciugamani e che appena ti appoggerai sul letto quella magia svanirà… però in quel momento è come se “l’anima” di quegli asciugamani e la tua stessero comunicando.

Ecco.

Io ad un certo punto ho sentito questo per Tony e le sue parole. 

Leggendo dell’auto sabotaggio  c’era una parte del mio cervello che diceva:

“Erica, sono due asciugamani…” alias: “questa storia è vecchia come il cucco, la conosci da anni, ma ché davero!?”

… e poi un’altra parte di me incantata da quella frase:

“L’autosabotaggio accade quando il cervello va in tilt, quando riceve messaggi misti”.

PIACERE E DOLORE. DOLORE E PIACERE.

Tony. Tony. Tony. Tu sai cosa significa per una donna capire questo Tony?

E se non per tutte le donne, sai cosa significa per me?

Posso spigartelo così Tony: io mai avrei pensato di scrivere degli asciugamani a forma di cigni che si baciano sul letto di un albergo e di utilizzarli come metafora per raccontare di una reazione avuta leggendo le tue parole (…al massimo avrei potuto farlo con le parole della Fallois o con quelle di Vitale…ma non con le tue Tony!).

Io, che detesto i cigni, quelli veri, figurati poi quelli finti! Io che in passato, di fronte ad una di quelle creazioni ed accanto al mio lui di quel tempo esclamai:

“Quanto è kitsch questa cosa!?”

Capisci Tony?

(…poi anche con “quello” dell’hotel finì Tony…forse perché nessuno mi aveva ancora spiegato che a quei cigni avrei potuto anche associare piacere…e non solo dolore…)

Grazie Tony.

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