DEI PRESUPPOSTI CHE SALTANO E DEI SALTI, QUELLI SUI PATTINI A ROTELLE, QUELLI DELLA VITA – TUTTO E’ GIA’ QUI -Il mio viaggio verso il 25 novembre.

DEFINITIVA (social)A cinque anni ho iniziato a pattinare. Già mia sorella Aurora lo faceva, pattinava sulle rotelle e i miei un giorno ci hanno fatto prendere per mano e ci hanno fatto percorrere un pezzo di strada assieme…quella che porta da casa mia al campo sportivo. Secondo me hanno pensato che in quel modo potessi sfogare tutta la carica vitale che mi portavo dentro a quell’età: io ero una specie di vulcano per casa. Credo che questa fosse più una tecnica per portarmi fuori dalla mura domestiche per qualche ora, di modo che le tazzine e i piatti di mamma restassero integri (visto che, utilizzandoli come giochi, ne rompevo in media 3/4 alla settimana), che una sorta di “intuizione” genitoriale sul futuro della propria figlia. Cioè, i miei avevano già il sentore che probabilmente avrei avuto a che fare con il mondo dell’arte…non avevano capito quale arte però. In ogni caso ho apprezzato il gesto. Ancora oggi lo apprezzo, pattinare ha qualcosa di simile a volare, soprattutto quando prendi velocità…

Ricordo che a cinque anni avevo i pattini di plastica, quelli che agganci alle scarpe da ginnastica. Ho delle foto di me senza denti, con un tutù blu e questi pattini giallo fluorescente. Quelle foto sono il mio orgoglio: a cinque anni, in pratica, volavo.

Il pattinaggio era adrenalina pura per me. La parte che mi eccitava di più erano le gare. In genere di domenica. Tutta la famiglia si preparava per venirmi a vedere. Quando dico tutta la famiglia dico tutta la famiglia. Dalla pista di pattinaggio salutavo mamma, papà, fratelli, sorelle, cognati, cognate. Un mondo. Io sorridevo (sempre senza denti) e loro immortalavano il momento con filmati e foto. Mi sentivo una star. Questo è durato per anni. 8 anni.

Ricordo che a 11 anni la mia maestra mi disse: “Erica, ora sei grande, è il momento di passare ai soli.”

Buio.

“Ai…che!? Devo ballare da sola!?”

“Si Erica, alla tua età si passa ai soli.”

Soli. Sola. “Come sola!?”

Terrore.

Ricordo che lo preparai pure il solo. Gualtieri, un giorno di giugno del 1996. Al campo sportivo in una gara all’aperto, Erica portava il suo primo solo. Il primo solo fuori tempo, fuori ritmo, fuori tutto diciamo. Un disastro. Già dopo quell’evento avevo intuito che quella forse non sarebbe stata la mia strada diciamo.

L’anno dopo la maestra mi propone i salti.

“Sa…che!?”

Aridaje.

Buio di nuovo.

Diciamo che dal terrore dei salti non mi ripresi. Non andai oltre al “semplice” e, invece, me ne andai a casa. Cioè che proprio io e il pattinaggio ci siamo detti “ciaone” l’anno dopo.

Ora, se avessi saputo che poi nella vita avrei iniziato ad andare in scena completamente sola e a farlo come lavoro…bah…quei soli, figurati, a confronto erano una passeggiata…

ma questa cosa dei salti invece…non mi è andata giù.

E’ interessante questa storia alla luce di quello che ho scoperto oggi. Al di là di Adriana, la protagonista pattinatrice di TUTTO E’ GIA’ QUI, è interessante quello che ho scoperto oggi perché rompe dei presupposti che erano fondati in me…e quindi anche in Adriana. Il presupposto era questo: se vuoi pattinare e farlo a livello agonistico DEVI SALTARE. Devi saltare e devi FARE I SALTI DOPPI, TRIPLI, GLI AXEL e tutti quegli altri nomi complessi…DEVI.

Ah. Ah.

Questo è stato il presupposto che mi ha fatto abbandonare il pattinaggio a 13 anni.

Ah. Ah.

Allora, veniamo alla parte più interessante del racconto.

Oggi ho cercato dei video per ispirare la scrittura e la creazione. Video di pattinatrici. Pattinatrici con titoli mondiali. Pattinatrici italiane. Tra le varie scopro lei, Paola Fraschini. Un vulcano. Un vulcano tipo me a cinque anni per casa, ecco. Paola ha energia ed un’espressività come poche.

Fino a qui tutto bene.

Guardo i suoi video e scopro che ha interpretato la Carmen ai Mondiali di Pattinaggio di Aukland nel 2012. Guardo il video e rimango incantata.

Incantata per la carica, la forza, la vitalità. Incantata perché poi io la adoro la Carmen. Incantata perché lei è una campionessa mondiale. Incantata.

Alla fine del video in quell’incanto mi accorgo di una cosa:

Paola NON salta quasi mai in questa coreografia. Non voglio dire mai ma QUASI MAI.

Ripeto.

Paola non salta quasi mai in questa coreografia.

Paola ha vinto i mondiali con questo pezzo SENZA SALTARE.

Il mio cervello è andato in TILT. La mia anima ha SOSPIRATO.

PRESUPPOSTO ROTTO.

“Credevi che i salti fossero tutto Erica!?” “Beh, TI SBAGLIAVI.”

Adriana sorride. Erica shockata.

Quindi, non esistono regole. Le uniche regole sono quelle che ci imponiamo noi. Quindi io potrei tornare a pattinare domani e Adriana potrebbe vincere i mondiali.

Quindi ho appena saltato.

E’ un salto di paradigma. Qualcosa che ha a che fare con i quanti, con la fede, con un credo nella vita.

Ed ora esco e vado a vedere la Carmen. Al Teatro Olimpico. La data l’avevo fissata da un po’.

BELLE LE COINCIDENZE, I PRESUPPOSTI CHE SALTANO E I SALTI.

TUTTO E’ GIA’ QUI

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