Serafica un ca**o

È quello che ho pensato l’altro giorno all’ennesimo “tu sei sempre così serafica, sembra che nulla ti sfiori, che ti vada sempre tutto così bene…”

Non per il fatto che decido di non parlare in giro dei miei problemi allora vuol dire che io non ne abbia. Siamo troppo abituati a vestire i problemi e a identificarci con questi. Incontro persone che sono così affezionate a delle problematiche (sempre quelle, sotto varie forme, da anni) che senza si sentirebbero completamente perse. Quei problemi sono la loro identità.

Non è facile mettersi davanti agli occhi un’immagine diversa della vita e vederla così nitidamente da trascendere qualsiasi trappola, ostacolo, difficoltà. Parlo di qualcosa di più di una speranza. Parlo di una certezza nel fatto che tutte le difficoltà siano solo di passaggio. Parlo di qualcosa di più di un magari, di un chissà, di un forse… parlo di un atto di coraggio che trascenda la paura di fallire, illudersi, deludere se stessi o qualcun altro. Parlo di mettersi davanti agli occhi quello che un giorno si desidera vedere davvero nella realtà. Metterlo davanti agli occhi fino a quando si paleserà. Perché un giorno di paleserà.

Perché ormai la conosciamo questa storia del potere che abbiamo di far accadere le cose e non credo ci sia bisogno di ribadirlo. Ormai anche i più scettici parlano di “cose sospettavo accadessero e poi, toh, sono accadute.” Quindi credo sia rimasto solo un ostacolo grande da affrontare che è la scelta quotidiana, costante, al centesimo di secondo di farlo: di vedere quello che vuoi e tenertelo lì davanti al filtro con cui guardi il mondo. Che quasi, secondo me, non abbiamo scelta. Non abbiamo altra scelta se non di fare questa cosa.

Quindi “serafica un cazzo” perché è un battaglia continua quella di scegliere in ogni momento, quella di rimanere fedele a me stessa di fronte a ogni difficoltà e sveglia davanti a chi ti vorrebbe dormiente per manipolarti meglio. “Serafica un cazzo” perché è una lotta costante quella che intraprendo per non cadere nelle mie tentazioni, nei miei tranelli che in passato mi hanno portata all’auto distruzione, nell’autocommiserazione che qualcuno mi ha insegnato troppo bene a fare. “Serafica un cazzo” perché non è facile scoprire che il tuo maggiore ostacolo alla realizzazione dei tuoi sogni sei proprio tu e quando lo capisci o ti rimbocchi le maniche o soccombi alle tue mediocrità.

Nonostante la lotta, “serafino” mi piace, è così che vorrei il mondo e ho capito che è per questo gli altri lo vedono in me, perché nel mio idillio esiste una vita fatta di TUTTO e quel tutto è la perfezione imperfetta di questa vita sulla terra. Una perfezione a portata di mano, come raccontavo nello spettacolo TUTTO È GIÀ QUI. Un’imperfetta perfezione che non è di questo pianeta ma è già in questo pianeta. Una incompleta perfezione che è a portata di mano, che ci possiamo permettere, che ci meritiamo e che si trova lì, in quella cosa che solo al pensarla, porcamiseria, ci fa battere il cuore. Che dovremmo pensarla e ripensarla più spesso, perché solo così poi si realizzerebbe.

“serafino” mi piace, è così che vedo il mondo e PARADISE è il secondo nome che ho deciso di dargli… ma questo è un altro spettacolo, anzi, meglio ancora, un prossimo film.

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Rallentare per accelerare.

Ci sono periodi della vita molto strani in cui si verificano grandi cambiamenti che non hai scelto tu e sui quali non hai nessun potere. Arrivano, fanno un po’ come gli pare, ti travolgono e se ne vanno senza nemmeno salutare. Ci sono cambiamenti davvero invadenti e anche poco educati. Per tantissimi anni mi ci sono arrabbiata con questi cambiamenti invadenti, ci prendevamo a botte e alla fine vinceva il più forte: loro.

Ci sono periodi della vita molto strani in cui senti che potresti spiccare il volo da momento all’altro, in cui senti di poter cadere nel baratro da un momento all’altro. Questi periodi non li puoi controllare, si muovono in modo imprevedibile, non ti chiedono il permesso prima di passare. Per tantissimi anni mi ci sono incaponita con questi periodi, non dormendo la notte pianificando strategie fallimentari. Alla fine vinceva l’entropia e loro.

Ci sono periodi della vita molto strani in cui ti senti inadeguata ovunque. Improvvisamente tutti i “vestiti” che hai non ti rappresentano più, le abitudini che hai non le abiti più, quello che sei non lo sei più.

Sono giorni di riflessione sullo “stare fermi a osservare”. Nessuna iniziativa, nessuna scazzottata, nessun giudizio in merito agli abiti, abitudini, habitué…abissi aberranti abi… stare ferma. Osservare tutto con distacco come un osservatore esterno. Con curiosità vedere come si dispongono i piani e vedere cosa la realtà esterna desidera offrirmi sul vassoio della vita. Un mix di fiducia e pigrizia (che a volte “non averci la voglia” può essere una benedizione). Nessuna azione, nessuna parola e qualche sorriso. Stai lì con un cocktail in mano e assistiti allo spettacolo della tua vita.

Stare fermi e quando tutto passa, quando le persone tacciono, quando saluti qualcuno per sempre, quando cancelli il suo numero, quando si scioglie quel contratto, quando perdi l’opportunità… imboccare la strada che ti si apre di fronte…

E come i paesi di campagna insegnano:

molto spesso una strada sterrata piena di buche, sassi, fango e intorno un deserto di colore verde, può essere quella scorciatoia che ti porta più velocemente verso la città.

E la città è una figata pazzesca.

La mia forma di Paradiso ( primo tempo di Juventus Napoli )

Siamo alla fine del primo tempo di Juventus Napoli. La Juventus è andata sotto di un gol: il Napoli è arrivato in casa Juve senza paura e aggredisce fino al gol.

Una Juve con qualche idea ma niente di più.

Palla al centro e ai ricomincia. Penso: “cara Signora, cos’hai da insegnarmi oggi?”

Si riparte con un Matuidi che non si ferma già da un paio di gare e adesso, accelera. Cancello non lo tieni. Ronaldo non ci sta: è una furia: assist per Marione e 1 a 1. Ma poi si procura un calcio di punizione e Adani crossa a sua volta con due commenti da brividi:

1) “Guardalo, la vittoria di Ronaldo non è in campo, è nella testa. Lui ha già vinto nella testa.”

2) “Ronaldo fa quello che vuole dall’inizio della gara…o dall’inizio della vita.”

La mia forma di Paradise è questa: subisci per 20′ e sbrani per 25′.

vita, SPIAZZAMI.

Alla Reality Transurfing: vita, SPIAZZAMI.

Ci rende incapaci di reagire quando ci spiazza la vita. Incapaci di fare le cose in automatico, come le avremmo sempre fatte. Incapaci di fare azioni.

Benedizione!

Se solo smettessimo di fare e di dire … se quello che abbiamo fatto e detto fino ad ora non ha funzionato!

Se solo smettessimo davvero la vita ci spiazzerebbe al meglio. Alla Vadim Zeland: ci sposterebbe più facilmente nella variante (realtà, opportunità, eventi) migliore per noi, quella più vicina ai nostri obiettivi, a quello che desideriamo.

Accetteremmo di avere avuto torto, assumeremmo un’altra ragione ma saremmo felici, per una volta.

Un atto di fiducia nello “spiazzamento”.

“Fai cadere il velo, se quel velo mi separa dalla realizzazione di quello che desidero. E facendolo cadere, il velo, spostami nella variante più vicina alla meta che intendo raggiungere. E facendolo cadere, il velo, accelera il cammino su questa linea della vita.”

SPIAZZAMI, vita.

Le apocalissi della nostra vita. #StoryOfGod

Episodio 2 di Story Of God: Apocalisse. In questa puntata Morgan gira il mondo alla ricerca delle credenze apocalittiche, arrivando alla conclusione che per ogni religione esiste una fine ed esiste un fine – uno scopo ultimo della vita.

La fine e il fine coincidono: senza la credenza nella prima non saremmo motivati a perseguire il secondo.

Il fine è motore delle nostre esistenze. La fine detta le regole attraverso le quali arrivare a meta.

La parte più luminosa di questa puntata è quella dell’incontro con un monaco buddista che spiega come per il buddismo non esista davvero una fine ma un inizio senza soluzione di continuità.

“Conosci te stesso e medita nel qui e ora”, ecco l’inizio perpetuo, la caduta del velo.

La Fine: da che parte vuoi stare? Dal lato oscuro delle forza o dalla parte della forza?

Il Fine: perché sei qui? Che compito hai in questo mondo?

Rivelazione:

ORA (IN QUESTO PRECISO MOMENTO)

TU,

DAVVERO,

TU,

DAL VERO,

CHI SEI?

DiscienzaediDio #StoryOfGod

In Story of God, il documentario a puntate in onda su Netflix, in cui vediamo Morgan Freeman andare in giro per il mondo a cercare risposte sulla nascita delle religioni e sull’esistenza di Dio, c’è una puntata che s’intitola: Chi è Dio?

In questo capitolo si cercano i motivi per i quali alcuni popoli siano rimasti legati al culto di molte divinità e altri, invece, al culto di un solo Dio che incarna tutte le energie dell’universo.

Oltre a questo, che già di per sé è molto interessante, c’è una cosa ancora più interessante che il documentario ci fa scoprire.

Morgan Freeman va Philadelphia a incontrare un neuro scienziato che conduce ricerche atte a verificare se le esperienze spirituali e le credenze in qualsiasi forma di divinità, energia o Sé Superiore possano modificare il cervello e avere conseguenze sul bios.

Quello che emerge dagli studi è che quando una persona che crede in qualcosa pratica una meditazione con una preghiera mettendosi in connessione con questa energia superiore, tutte le aree del cervello di questa persona iniziano a lavorare intensamente.

Lo stesso esperimento fatto su un ateo al quale viene chiesto di meditare per la stessa quantità di tempo, non porta agli stessi risultati. Le aree del cervello a lavoro risultano pochissime e poco attive.

Secondo Andrew Newberg questo sarebbe il motivo per il quale chi crede in qualcosa inizia ad avere una visione del mondo completamente differente, inizia a collegare le diverse cose che accadono nella vita, a unire i puntini. E questo sarebbe il motivo per il quale credere in qualcosa può davvero fare la differenza nelle nostre vite.

Questa sarebbe la spiegazione scientifica di quello che noi chiamiamo trasformare il nostro punto di vista attraverso una credenza.

Per quanto mi riguarda non avevo bisogno di sentirlo dire da uno scienziato

eppure

ho avuto bisogno di sentirlo dire da uno scienziato.

Vi racconto una storia.

Vi racconto una storia. Una storia vera. Una storia che ci mostra come la vita lavori al di là di noi. Una storia che racconta di come non dobbiamo andarcene da noi stessi. Una storia che racconta di come avere fiducia nella vita, osare, saltare.

Mesi fa ho conosciuto Marco. Marco ha un sogno, vuole diventare un regista. Ha già scritto delle cose, ha parecchie idee buone e un grande “motivo”: fare del bene alle persone. Nobile, grande motivo. Marco però ha sempre fatto altri lavori nella vita. Ora ha questa opportunità di lavoro al nord, un lavoro vero, in un’azienda. Come dire di no a uno stipendio sicuro?

Un giorno mi racconta di avere un piccolo, grande desiderio: mostrare una sua creazione ad un regista abbastanza noto. Lo ha già contattato per mail varie volte ma lui quasi non lo ha degnato di risposta. Per questa e altre ragioni crede davvero che questo sia un mondo troppo duro per lui, quindi meglio dire sì a quel lavoro sicuro e coltivare i suoi sogni nel poco tempo libero.

Un giorno lo invito a riflettere sul futuro: cosa vuoi? Davvero? La risposta la sa ma non la dice. Si arrabbia, si sente sotto pressione. “Io vivo alla giornata”. Rispetto e sto zitta. E Marco lascia Roma.

Cos’è accaduto? Che dopo poche settimane ho conosciuto il regista con il quale avrebbe voluto confrontarsi. Proprio lui. La vita aveva un piano perfetto per realizzare i sogni di Marco ma quando l’opportunità è arrivata Marco non era più lì.

Pensateci, quante volte questa cosa potrebbe essere accaduta a noi e forse nemmeno ne siamo a conoscenza !?

La vita è più intelligente dei nostri piani, dei nostri come, dei nostri mezzi e delle nostre paranoie.

Quella si organizza alla perfezione, coordina, lavora per noi. Ma noi saremo lì quando questa arriverà, puntuale, a darci quello che abbiamo chiesto?

Buona Pasqua.